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Villa Cicogna
via Emilia Levante 242
Villa Cicogna (o Villa Boncompagni alla Cicogna[105]) è una residenza cinquecentesca[105] (1570[106]) collocata in fondo a un lungo viale di tigli ed immersa in un parco dall'estesa superficie. È uno degli ultimi lavori dell'architetto Jacopo Barozzi (la villa, tuttavia, non è che ufficiosamente attribuita fra le opere del suo ideatore, a causa della sua morte, nel 1573; fra l'altro, lo studio iniziale prevedeva un secondo piano, mai realizzato[107])[108].
L'edificio fu commissionato dal marchese Giacomo Boncompagni, figlio legittimo di Ugo Boncompagni[109] (quest'ultimo salito al soglio pontificio nel 1572, con il nome di Gregorio XIII).
Nel seicento la proprietà (sino a qui inutilizzata[110]) passò alla famiglia fiorentina dei Falconieri[107] e nel 1743 ai Principi Colonna e da questi, per matrimonio ai Pepoli.
Eleonora Colonna (moglie del conte Sicinio Pepoli[111]) fece sottoporre a restauro la tenuta, riordinandone anche la cappella, disponendo affinché venissero realizzati stucchi e affreschi per la loggia e le sale[110]; commissionò le decorazioni al paesaggista Carlo Lodi e al figurista Antonio Rossi, i quali, attraverso la collaborazione con Giuseppe Buratti e Tertulliano Tarroni, completarono quaranta tempere a muro a favore delle undici sale interne. I soggetti rappresentati negli affreschi riguardano la storia biblica (Storie di Mosè), il mito (con la Storia di Telemaco, ispirata al romanzo Les aventures de Télémaque del filosofo francese Fénelon) e infine le vicende dei conflitti bellici europei verificatisi nel periodo del settecento[108]. Tali affreschi, nel corso degli anni furono sottoposti a rimozione e finirono in parte perduti[105].
Per una decina d'anni, nell'ottocento, il politico Gioacchino Napoleone Pepoli fu il proprietario di Villa Cicogna[110].
